Cos'è
Le avventure di Marco Polo
Nel patrimonio della Biblioteca Nazionale di Cosenza, si annovera il “Marco Polo” di Ranieri Allulli. Il testo, facente parte della collana “I grandi viaggi di esplorazione”, edito a Torino, da Paravia, nel 1929, si configura come una trattazione delle avventure di Marco Polo in Oriente. Articolato in dieci capitoli e correlato da una serie di immagini, il libro si prospetta come un valido supporto di stampo narrativo, pensato per un pubblico adolescenziale.
Marco, all’inizio di questo racconto, ha quindici anni. È venuta a mancare da poco sua madre, pertanto attende con impazienza il ritorno del padre che sin dalla sua nascita navigava per le terre d’Oriente. Una sera finalmente, ha luogo l’atteso ritorno. Padre e figlio si riconoscono istintivamente e si gettano l’uno nelle braccia dell’altro. Marco è avido di racconti. E suo padre si appresta a raccontare.
E così Marco viene a conoscenza dell’esistenza dei Tartari, che «non hanno città stabili, ma vanno dove li mena il talento o altra opportunità». (pag. 14)
La sosta di Niccolò Polo, padre di Marco, e di suo fratello Maffeo non ha lunga durata. I due devono rientrare alla corte del Gran Khan. Marco, non volendo separarsi dal padre, si propone di accompagnarlo. Ed è così che hanno inizio le avventure di Marco Polo. Marco ha la possibilità di visitare Gerusalemme; da lì prosegue per l’Armenia, i paesi del Caucaso fino a giungere presso Bagdad. Successivamente giunge ad Ormus, sul golfo Persico, dove insieme al padre e allo zio, si trattiene sino ad ottobre. Lungo il viaggio i tre incrociano dei predoni, che «levavano altissime grida e lanciavano saette e sui loro cavallacci dalle lunghe code e dalle lunghe criniere correvano disperati quasi il vento li portasse». (pag. 57)
Il viaggio riprende. Dalla città di Kerman, valicati i monti del Khorassan, i tre giungono a Balk e da lì a Badascian, luogo presso il quale Marco si ammala. La malattia di Marco determina una pausa di due settimane; una volta guarito, i tre si rimettono in viaggio. Visitano varie terre fino a giungere presso le terre di Gog e Magog.
«La fantasia medievale si era esercitata con particolare predilezione sui nomi dal suono strano e suggestivo: sì che gli esseri che li portavano erano immaginati ora come pigmei ribrezzevoli, ora come sterminati giganti». (pagg. 103-104)
Dopo varie peregrinazioni i tre giungono alla corte del Gran Khan, presso il quale svolgono vari incarichi, l’ultimo dei quali li vede impegnati ad accompagnare la giovane Cocacin in Persia, chiesta in moglie da Argun Khan. Dopo quest’ultima missione, i tre hanno finalmente la possibilità di tornare in patria.
Tre anni dopo il ritorno, Marco viene fatto prigioniero dai genovesi, in conflitto con Venezia. In questa occasione, conosce Rustichello da Pisa a cui decide di narrare e dettare le sue vicissitudini.
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